Diario

Diario di una sclerata: basta rimodellare

Rimodellare. Un termine che ho imparato ad usare bene in questi quasi 3 anni. Insieme a “riorganizzare”, “richiamare”, “annullare”, “disdire”.
Ma il trucco resta rimodellare. Soprattutto le aspettative.
Prima della SM potevo permettermi di fare tutto. Alzarmi alle 6, fare 500 chilometri, presentazioni, feste, cene, le 4 del mattino, e di nuovo le 8 per riprendere il treno e fare altri 400 chilometri e ricominciare. Ero capace di reggere anche una settimana di fila.
Adesso invece ogni giorno è un terno al lotto. Faccio i miei programmi, organizzo le mie cose, come se la SM non ci fosse. La mattina quando mi sveglio, in base a come mi sento e cosa dice la SM rimodello la giornata.
Ci sono volte in cui riesco a sostenere ancora una giornata quasi come quelle di prima. Magari aggiungendo una penichella in auto mentre si fanno i 500 chilometri, o appena arrivati a destinazione. Altre invece in cui anche 200 chilometri, a volte anche meno, pesano un sacco.
Perché se mi sveglio che sono già stanca, pensare di poter anche sostenere un tour di chilometri mi devasta e sapendo che poi “lo pago” nei giorni a seguire, preferisco non forzare. In questi casi divido la giornata in due. “La spalmo”. Le attività previste per questo giorno saranno “spalmate” su due giorni. Cosi respiro, la SM non rompe, faccio comunque tutto quanto e non ne pago le conseguenze nei giorni che seguono.
Alcuni potrebbero dire che mi sono “arresa” alla SM, ma non è così.
Ho semplicemente evitato che la SM decidesse definitivamente per me molti miei giorni, perché chi ha la SM sa che se tiri troppo la corda in una giornata che pare senza fastidi, poi la SM ti presenta il conto e ti tiene ferma. E a me non piace stare ferma.
Semplicemente ho deciso di prendere le cose con calma. Faccio comunque mille cose, ma le faccio in tempi più lunghi di prima. Tanto non scappa nessuno e se anche scappasse qualcuno ci perde solo lui.
Io mi godo i tempi lenti che questa malattia mi ha regalato.
Alzarmi quando riesco da letto, fare colazione a letto se non è giornata, scrivere sdraiata sul divano, guardare i giochi olimpici senza la necessità di doverne scrivere per forza, tanto non serve. Forse non guadagno quello che guadagnavo prima ma mi godo sicuramente un po’ di più le ore che passano.
E me le godo sapendo che chi sa chi sono e chi sa cosa so fare è lì che mi aspetta, senza fretta, senza corse, senza fatica.

 

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