Diario università

Università e/è partecipazione

Ieri sono stata a un momento della “Notte dei Ricercatori” presso il Dipartimento di Scienze dell’Educazione e della Formazione dell’Università di Siena ad Arezzo. Dove per altro sono iscritta da due anni e dove spero di laurearmi il prossimo anno.
Sono andata tardi, all’evento delle 17. Volevo vedere l’archivio dell’ex manicomio che era in quei palazzi che ora sono adibiti ad aule.


Sono rimasta anche per lo spettacolo successivo. E’ vero che è finito alle 19, ma era la Notte dei ricercatori non il giorno. E comunque è stato bello, interessante, emozionante.
Soprattutto molto bello il tema trattato, quello dei “matti”, della pazzia, e delle condizioni in cui erano abituati a vivere.
Temi che oggi siamo abituati a non trattare, a meno che non ci siamo dentro, per lavoro o per motivi familiari. Temi che ancora oggi ci portano a pensare che chi si rivolge a uno psicologo sia “matto”, senza capire che proprio chi è matto dallo psicologo non ci va.
E’ stato, come dicevo, molto interessante.
Però ho visto poche persone. Almeno mi aspettavo di vederne di più.
Alcuni erano ragazzi di una scuola superiore, quasi obbligati a restare da mattina a fine serata.
Di persone dell’università c’erano diversi professori, alcuni amministrativi, ma pochi studenti. Almeno non a quella manifestazione delle 17 e delle 18.
Io capisco che gli impegni sono tanti, ogni giorno, e che frequentare tutto diventa impossibile.
Però è bello avere un dipartimento che organizza cose al di fuori della didattica quotidiana e che permette agli studenti di scambiarsi pareri non solo su come un docente giudica gli esami o come insegna. Peccato vedere che spesso queste iniziative vengono disertate, magari proprio da chi, poi, in privato o in gruppi chiusi su Facebook, si lamenta e dice che però le università straniere, in particolare nominano sempre quelle USA, fanno tante altre cose oltre alle lezioni.
Forse se invece di guardare solo verso gli Stati Uniti, ogni tanto guardassero anche verso quei luoghi che abitano ogni giorno, magari contro voglia, si accorgerebbero che di eventi ce ne sono diversi, alcuni anche interessanti. E che possono contribuire ad aprire la mente, cosa che alcune volte i libri da soli non fanno.

PS: la foto di copertina di questo pezzo è della Professoressa Laura Occhini, docente di Psicologia.. Anzi ottima docente, di vita oltre che di psicologia.

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