Diario Diritti

Si dice “disabili” o “non abili”? E quando un disabile è accompagnato con chi parlo?

Forse le risposte vi sembreranno scontate. In tal caso vuol dire che i miei lettori sono ottime persone, attente e rispettose. Ma vi assicuro che non è sempre così. Anzi. La maggior parte delle volte, purtroppo, ci si imbatte in esempi di scorrettezza dettata da ignoranza e incapacità. L’italiano è una bellissima lingua. Sarebbe bello se tutti quelli che dicono di saperlo parlare, sapessero realmente usarlo come si deve. O, quanto meno, cercassero di farne un uso corretto. Vi spiego come ci si sente in due esempi di cose che mi sono successe in questi ultimi sette giorni. In ognuno dei casi avrei volentieri ucciso, sappiatelo. 

Quando parli di me e io sono presente, parla con me

E’ una cosa che avevo notato anche altre volte. Ma la settimana scorsa è stato un momento eclatante. Capita a volte, infatti, che io vada al supermercato con il mio accompagnatore e che, invece di dare a me il resto, lo diano a lui, o che invece di dire a me il totale lo comunichino a lui. Ok che in sedia sono bassa e da dietro il vetro che divide la cassa dalla corsia dove sono io tu, cassiera/e, non mi vedi, però… La settimana scorsa però il vetro non c’era. E non ero nemmeno al supermercato. Ero in spiaggia. E non vedermi in spiaggia con tutta la mia sedia a rotelle è già difficile, se poi sono comoda sulla passerella e per non vedermi dovresti camminare all’indietro, affermare che mentre venivi verso di me, non mi avevi vista, ti fa cadere nel ridicolo. Non vi dico dove fossi in realtà, perchè il titolare della spiaggia non ha colpe. La colpa è solo della ragazzina che gioca a fare il bagnino. In dettaglio è successo questo.
Arrivo con mia figlia e il mio accompagnatore all’ombrellone. Volevo fare il bagno, quindi non scendo dalla mia sedia a rotelle e resto seduta e ferma sulla passerella. Chiedo a mia figlia di andare a dire al bagnino di portarmi gentilmente la sedia job per fare il bagno. Mia figlia torna di corsa dopo 1 minuto. La bagnina arriva davanti a me dopo 2 minuti. A poco meno di un metro e mezzo da me scarta alla mia destra e si dirige verso il mio accompagnatore, che in tutto questo si stava tranquillamente sistemando per venire in acqua con me. La bagnina lo raggiunge e gli dici “Sa, abbiamo pensato che, visto il mare un po’ agitato, forse non sarebbe il caso di farle fare il bagno oggi.” Ecco. Ora chi mi conosce si starà domandando se la poverina è ancora viva. Si, è ancora viva, ma sicuramente ha i capelli bianchi. “Scusi, non sarebbe meglio se parlasse con me? Sa, ci sento eh.” Le ho detto, con un tono parecchio incazzato, lo ammetto. La bagnina si è girata quasi con sorpresa (“Oh ma sa parlare…”) e mi ha detto “Scusi, non l’avevo vista”. E qui ho avuto la tentazione di prendere la sedia sdraio al mio fianco e lanciargliela per poi dirle “scusi, non l’avevo vista”.
Un consiglio di buona prassi: se dovete parlare con un disabile, non date per scontato che siamo tutti idioti. Come per i normodotati anche tra noi c’è chi riesce ancora a collegare il cervello e a capire le lettere che voi cercate di infilare una dopo l’altra per comporre una frase. Non serve che ci ignoriate, ne che ci parliate come si parla ai bambini neonati (che secondo me già loro vi prendono per idioti, figuratevi noi). E’ troppo chiedere di parlarci normalmente? Come si parla normalmente tra persone.

“Chiamiamoli disabili”. No, scusi, perché? Come ci vorrebbe chiamare?

Questo episodio è accaduto in un luogo che, fino a qualche giorno fa, consideravo praticamente come casa mia. L’università. E non serve vi dica quale, tanto sapete tutti dove studio. Sono andata in una delle due aule studio per sfruttare un paio di ore che avevo libere. Ero, per fortuna, con il mio accompagnatore. MI sono accorta che per poter attaccare la presa del pc avrei dovuto mettermi sotto al tavolo, non solo io, anche il mio accompagnatore. Perchè le prese erano state agganciate sotto al tavolo al centro. Chiedo di parlare con chi ha fatto questo brillante intervento. Chi mi si palesa davanti ha evidenti problemi a comunicare con me, da sempre. Messo di fronte al problema mi dice nell’ordine:
– che se sono in difficoltà devo rivolgermi agli assistenti
– che se non va bene così deve creare delle stanze per noi “non dotati”
– davanti al mio “si dice disabili” risponde con un “chiamiamoli disabili” (usare tono dispregiativo nel leggere).

Ora. Io non intendo rivolgermi agli assistenti per attaccare una presa del pc, quando basterebbe spostare la presa più vicino al bordo del tavolo invece che metterla in mezzo. Lotto per l’autonomia, ogni giorno, ogni minuto. E poi? Nell’università dove studio da 4 anni ormai mi dicono che per attaccare una presa devo chiedere aiuto? Ma proprio non ci siamo. E quando faccio notare che non sono “non abile” sono disabile, non mi piace per nulla sentirmi rispondere con un “chiamiaMOLI disabili” come se io lì non ci fossi, come se il problema fosse di altri, non mio. La cosa più assurda? Non poter fare nulla contro questa persona. O almeno questo è quello che questa persona crede. Ma per me non finisce certo qui. Intanto domani vado a vedere se hanno spostato le prese a bordo del tavolo. E nel frattempo vediamo il resto.

Ecco. Ora per farvi capire come mi sono sentita nei due casi, provate a fare così. Immaginatevi in spiaggia, con vostra moglie o con vostro marito o con degli amici. Provate a dire a uno di loro di andare a chiedere un ombrellone per voi e quando arriva il bagnino provate a vedere come ci state se invece di parlare anche con voi per dirvi che l’ombrellone non velo danno perché ve ne basta uno, il bagnino parlasse solo con uno dei vostri amici, ignorandovi completamente.
E nel secondo caso. Beh credo che qui non vi serva molta immaginazione. Voi chiedete sempre a qualcuno di mettere una presa per voi anche se le vostre mani funzionano perfettamente, vero?

 

8 commenti

  1. La bagnina in realtà era qualcuno di improvvisato, io lotto affinché si comprenda che non basta una passerella e una Job per dare libertà a un disabili, ma occorre preparare e formare gli operatori delle spiagge. Detto questo, qua la vera protagonista è l’ IGNORANZA intesa come stupidità umana e non come chi non conosce. Tatto zero, formazione sotto zero, dialettica incommentabile, cosa resta ? Solo la speranza che questo mondo cambi, che noi tutti DISABILI facciamo capire il vero senso del buonsenso che manca. Un abbraccio lottatrice. Maria

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