Viaggiare

Persa nel labirinto: girando per la Metropolitana di Milano

Ieri sono stata a Milano. Da sola. In sedia a rotelle. Per la prima volta. Da sola. Sono stata felicemente assistita dal servizio di accoglienza disabili dell’università Cattolica, che mi ha mandato a prendere in stazione Centrale e che voleva anche riportarmici. Ma ho voluto fare di testa mia. E oggi pago con un dolore alle braccia allucinante. Grazie ai 4 km di corridoi fatti per trovare le ascensori giuste per uscire dal labirinto della Metropolitana di Milano.Ero a Milano, c’è la metropolitana. L’ho sempre presa. Prima, quando ero bipede. Mi sono detta “Non sarà così tremendo. Ho tanti amici in sedia a rotelle che vivono a Milano. Se possono farlo loro lo posso fare anche io. Se posso sciare seduta, posso anche prendere la metropolitana.” Già. Sembra facile. In realtà, ho scoperto, ci vuole una bella dose di pazzia per decidere di prendere la metropolitana da sola in sedia a rotelle.

Dunque. Erano le 15 ed ero seduta ad una tavolino di un bar con la mia amica Rosy Balzani (potete seguirla qui) in Cadorna. Ho scelto Cadorna appositamente perché sapevo essere collegata direttamente con la Centrale tramite la metropolitana. No. Bugia. Non lo sapevo, lo speravo. Per fortuna era così. Ad ogni modo. Dovevo essere in stazione Centrale alle 17:15 circa, in Sala Blu. Poco prima delle 16 ci siamo mosse per raggiungere la metropolitana. Da dove eravamo è stato facile. Ascensore funzionante, giù fino ai tornelli. Rosy mi ha accompagnata fino ai tornelli della linea Verde e ci siamo salutate.
Ho provato un certo sollievo quando, guardando oltre la barriera, ho visto che era ben indicata l’ascensore. “Facile” ho pensato. Con quella sono scesa direttamente sul binario.

Metropolitana di Milano

C’era un treno in partenza e ho notato, per la prima volta in vita mia, e non senza terrore, che tra la banchina e il treno c’era un gradino di circa 5 cm. Non sono nulla, e in situazione di strada lo avrei fatto da sola. Ma tra la banchina e il treno ci sono anche 5 cm di buco, di vuoto, chiamatelo come vi pare. Mi viene incontro una signora con la divisa dei trasporti e mi chiede se devo prendere il treno. Rispondo di si. Mi guarda “Ma non abbiamo fatto richiesta giusto?”. Richiesta? Per andare in metropolitana a Milano devo fare richiesta? Non ho voluto entrare nel merito. La signora, un po’ scocciata, mi ha fatto mettere in testa al binario, e quando è arrivato il treno, ha detto al conducente che dovevo scendere in stazione Centrale e mi ha messo la pedana. A mano.
Io ero rimasta alla metropolitana di Praga, unica metropolitana che ho preso da che sono in sar, che sul vagone segnalato con il simbolo disabili ha la pedanina che esce se premi il pulsante. No. Qui c’è la signora che mi mette la pedana e mi chiede “A centrale le serve?”. La guardo stupita. Davo per scontato che se la situazione era quella era necessaria. Rispondo “Si, quel buco come lo faccio?”. Scocciata, perché avrebbe dovuto avvisare i colleghi in Centrale, mi saluta, fa uno sbuffo portando gli occhi al cielo. Le porte si chiudono e il treno parte.
101 cose da fare a Milano almeno una volta nella vita

In centrale, posizionano la pedana proprio in prossimità del palo. Era impossibile prendere la pedana in modo corretto, tant’è che sono rimasta 2 minuti incastrata, è stato il capotreno ad aiutarmi a scendere. Ma il vero calvario è iniziato lì, quando pensavo di essere arrivata.
Sono andata alla ricerca dell’ascensore. Ero certa mi avrebbe portato, se non in stazione, almeno a livello della strada. Invece no. Dunque. Con il primo ascensore sono arrivata al piano della linea gialla, poi ne ho preso un altro, e poi ancora un altro. Insomma per arrivare al piano della stazione dove ci sono i treni ho fatto qualche chilometro e preso diversi ascensori. Un labirinto. Senza indicazioni particolarmente visibili ed esplicative.
Conclusione? La prossima volta che vado a Milano devo portare con me una pedana mobile, e una corda con rampino da ghiaccio, per superare le salite dei corridoi della metropolitana.

9 commenti

  1. Leggere queste testimonianze mi fa venire una rabbia! Sai che la disabilitá mi tocca da vicino e quando vedo tutte queste barriere architettoniche e soprattutto questa ignoranza e mancanza di umanitá e sensibilitá mi sale la m…. al cervello!
    Che dirti? sei forte e coraggiosa!

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  2. Credo che l’Italia sia molto indietro per quanto riguarda l’accessibilità. E mi dispiace da matti perché ho sempre più l’impressione di vivere in un paese poco civile.

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  3. Non ci si pensa mai, ma certe cose sarebbero davvero semplici da superare, invece diventano un disagio incredibile. Credo che il tuo blog e la tua testimonianza servano a capire quanta strada ancora c’è da fare nell’abbattimento delle barriere architettoniche, sia fisiche che mentali.

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  4. Cara Sofia, leggere questo post mi ha da un lato fatto sorridere per la tua energia e determinazione, dall’altro fatto incavolare per la situazione che ti sei trovata ad affrontare. Ho vissuto tanti anni a Milano e l’ho sempre ritenuta una città per così dire “evoluta”, leggere questa testimonianza mi ha fatto capire che su certi punti la strada è ancora lunga!

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  5. Cavolo mi dispiace, purtroppo credo che la situazione a Roma sia uguale se non peggio. Mi fa una rabbia, montare una pedanina è davvero il minimo che si possa pretendere da un’azienda di trasporti pubblici!

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  6. Ci sono rimasta male… Non so perché ma mi aspettavo più attenzione e organizzazione in una città come Milano! E invece… menomale che ci sono persone come te, perché abbiamo bisogno di queste parole, di questi post, di qualcuno che ne parli e che ci faccia aprire gli occhi!

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