Diritti

Non Vedo Abiti Per Disabili

Ve la racconto così, come l’ho vissuta. Un paio di giorni fa, una mia amica in Facebook pubblica, orgogliosa, il link di un suo pezzo su Riccardo Aldighieri, giovane stilista costretto a muoversi con un girello per via di una disabilità. Nell’articolo si parla della sfilata in cui Riccardo è riuscito a mostrare i suoi modelli. La sua prima sfilata. 
Una bella foto. Lui con dietro le modelle con i suoi abiti. Lui con il girello logicamente. 

La cosa che mi ha disturbata? Il commento di un “passante” sotto al link dell’articolo, sulla bacheca della mia amica. “Non vedo abiti per disabili.” Giuro. C’era scritto proprio così. “Non vedo abiti per disabili.”

Chi mi conosce già sa che non sarei potuta stare zitta. Chi ancora non mi conosce imparerà che in questi casi io zitta non ci posso proprio stare. Io che ogni giorno mi batto affinché io sia riconosciuta come Sofia e non come la mia sedia a rotelle, tanto da farci una tesi di laurea sull’argomento. Io non ci sono stata e gli ho risposto.

Ma mi garbava anche rispondere qui. A tutti quelli che la pensano come lui, perché lo so che ce ne sono e che sono tanti.

Io mi vesto come mi pare. Mi metto l’abito lungo per andare a teatro, i jeans se mi va, la tuta, ma anche la mini gonna, le calze superluccicose (come le chiama mia figlia Andrea Chandra) e i tacchi. 

E mi auguro che nessuno mi chieda, come invece è successo a una mia amica (anche lei “carrozzata” come me): “Ma come fai con i tacchi così alti??”. Come faccio a fare cosa? Me lo spieghi?

Tornando agli “abiti per disabili”. Io se voglio mi metto un bellissimo completino di pizzo per andare a letto con un uomo (sconvolgente vero? Vado anche a letto con un uomo e, attenzione attenzione, faccio anche sesso. 

Ora. Se davvero qualcuno pensa che rispettare un disabile sia solo non parcheggiare sul parcheggio giallo, se non si ha apposito contrassegno, o lasciare liberi gli scivoli dei marciapiedi, magari provi a rivedere i suoi paradigmi. Forse, dico forse, serve a poco lasciarmi il parcheggio libero se poi posso usarlo ma solo se sono vestita da disabile. Perché credo che non lo utilizzerei mai. 

E, visto che non mi piace fare parole solo per fare, ieri sono andata in università con gonna corta, calze superluccicose e stivali con il tacco. In sedia. Già. In sedia a rotelle. Perché non sarà certo un uomo a dirmi come devo vestirmi per stare nei suoi schemi. Se vuole può provare a passare ai miei di schemi. Sicuramente vivrebbe meglio che in mezzo a mille pregiudizi e “penso che”. 

Ah, per il signore del commento ‘non vedo abiti per disabili’: non è che non li vedi tu, non esistono. Idiota.

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