Diario

L’importanza del sorriso e della cordialità

Quando ieri mattina mi sono sentita male, non avevo nemmeno la forza di dire il mio nome ed ero terrorizzata.
Avevo paura non tanto di quello che mi stava succedendo, perché conosco la mia sclerosi e so che cosa può succedere in linea di massima. No. Io avevo paura di come sarei stata accolta dal personale medico e paramedico.
Spesso le crisi legate alla SM sono scambiate per “banali” crisi di ansia e non avere la forza di spiegare che non era così, non riuscire a dire cosa sentissi di preciso e come mi sentissi, mi faceva veramente paura.
Invece sono stata fortunata. E vorrei che il personale medico e paramedico capisse l’importanza di questa fortuna.
Il 118 era un equipaggio giovane e cordiale, la dottoressa era gentilissima, anzi, dolcissima e gentilissima, con modi carini e per nulla bruschi. Anche la ragazza della Croce Rossa che in ambulanza mi ha asciugato le lacrime, perchè io non riuscivo a farlo, è stata molto dolce. Ha fatto una cosa che poteva mettere in imbarazzo chiunque in un modo tanto carino e con naturalezza da farlo diventare la cosa più naturale del mondo, un po’ come quando io asciugo le lacrime a mia figlia.
E in ospedale anche. Nonostante un turno non dei più simpatici, ho trovato un’infermiera che ormai conosco da tempo, Federica, che ha sempre un sorriso per tutti. Parla con tutti con modi calmi, gentili, cerca di far stare le persone tranquille, anche se il pronto soccorso di sicuro non regala tranquillità a chi entra. Il medico era professionale, ma allo stesso tempo è riuscito ad ascoltarmi, con tutta la mia fatica nel parlare. Ha capito che cosa volevo dire senza farmi impazzire a spiegare e ha preso subito una decisione sulla terapia, senza farmi aspettare troppo.
Ecco. A volte basta poco. Alla fine non hanno fatto nulla di diverso da quello che fanno tutti gli altri operatori del 118 e del pronto soccorso. A parte una cosa.
Hanno sempre sorriso. Anche quando non riuscivo ad aprire gli occhi, mentre mi portavano in ambulanza, sentivo dalla voce della dottoressa che sorrideva. E in pronto soccorso, quando sono stata un attimo meglio, ho notato la differenza di approccio tra chi sorride e chi non lo fa.
Sorridere con educazione, con rispetto del dolore degli altri, con pazienza. E’ una dote in alcuni naturale, in altri no. Ma anche loro potrebbero imparare, farsi contagiare dai colleghi che lo fanno.
E’ importante per una persona che sta male trovare altre persone che la rispettano e che non hanno la fretta di finire il turno, che la rispettano e che la accudiscono in modo gentile e senza far pesare l’assistenza.
Devo ringraziare quindi il turno di ieri mattina che è uscito in ambulanza per prelevarmi da casa e il turno del pronto soccorso che smontava alle 13. Passare la Pasquetta in ospedale non è il massimo, ma almeno è valso qualche sorriso. Grazie.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...